Crisi senza crisi
Un motto spagnolo dice che la realtà è un’allucinazione provocata dalla mancanza di alcol. Lo stesso vale per gli effetti sociali della crisi economica paragonata con pigrizia culturale al 1929. Questi effetti forse non ci sono; ma, se ci siano, è sicuro che non si vedono. Ora Ben Bernanke praticamente ufficializza l’uscita dalle strette della recessione per la fine dell’anno.

Ma in Italia, paese che non era cresciuto e stagnava senza declinare, la situazione è diversa: non essendo cresciuti, non abbiamo sentito la crisi in modo severo, non essendo internazionalizzati come alcuni nostri competitori (gli spagnoli, per esempio) abbiamo avuto un impatto minore del grande caos globalizzato. E la ripresa sarà probabilmente più lenta e meno eccitante di quella delle economie capitalistiche in cui il fallimento aziendale e il costo sociale dello sviluppo sono prezzi che si pagano o rischi di cui si tiene conto. Gente che soffre in Italia e nel mondo ce n’è, le diseguaglianze e le fratture di società esistono e nessuno vuole negarle. Ma da noi, per esempio, non c’è la crisi verticale, quella che porta la rabbia in piazza, quella che storna le chiacchiere dalla frivolezza (mai in auge come oggi), quella che davvero crea laghi di lacrime amare nel tessuto connettivo di una società, come nel 1929 appunto.
Se siamo sinceri, dobbiamo ammettere che qui non ci sono stati fallimenti a catena, cadute drastiche del portafoglio ordini per le imprese, crolli travolgenti dei consumi, ingenti perdite del risparmio e dell’investimento, veri tagli draconiani dell’occupazione, distruzioni creative di pezzi del capitalismo; dobbiamo riconoscere che il meccanismo degli ammortizzatori sociali ha funzionato senza nemmeno ricorrere a mezzi estremi, alla destinazione di risorse importanti alla salvezza sociale, a nuove tasse. La fenomenologia della crisi del XXI secolo è assolutamente originale, diversa da quella delle crisi novecentesche, e se non fossimo appunto impigriti ci preoccuperemmo da subito, dopo un’orgia di movimenti scalmanati e allarmisti, dopo il kamasutra degli ideologismi, di capire questo fenomeno: crisi senza crisi.